viaggio ecosostenibile

Ecoturismo: consigli per un viaggio ecosostenibile

ecoturismoUn viaggio ecosostenibile è possibile e più semplice di quello che immagini, basta rispettare poche regole basilari.

Un viaggio ecosostenibile  è un’occasione per rilassarci e recuperare l’armonia con l’ambiente che ci circonda e allora perchè non provarlo?

Ecco alcuni consigli per un viaggio ecosostenibile e un’autentica esperienza di ecoturismo.

Lascia a casa la macchina

Un viaggio ecosostenibile inizia dal mezzo scelto: privilegia i mezzi pubblici come il treno che utilizza l’energia in modo più efficiente rispetto all’auto o all’aereo. Anche il tuo umore migliorerà: dimenticherai le lunghe ore in coda nel traffico e le estenuanti ricerche del parcheggio.

Quando puoi cammina ( la vera essenza del viaggio ecosostenibile)

Per vivere al meglio il contatto con la natura fai lunghe passeggiate: potrai godere appieno dei panorami, scattare foto, e perchè no.. mantenerti in forma!

Zaino in spalla

Quando prepari il  bagaglio per il tuo viaggio ecosostenibile, prova a chiederti se ciò che stai portando ti sarà veramente utile, vedrai che molti oggetti fanno parte del superfluo e possono restare a casa. Elimina anche gli imballaggi dei prodotti: sono spesso fabbricati con plastica e altro materiale inquinante, ecoturismo significa anche questo!

Scegli una struttura ecosostenibile

Che sia un hotel, un bed and breakfast o un campeggio, assicurati che la struttura rispetti la filosofia del viaggio ecosostenibile: deve integrarsi nel paesaggio e  deve essere costruita con materiali ecosostenibili e riciclabili. L’uso di pannelli solari o di altre fonti di energia rinnovabile sono da preferirsi a quelle tradizionali, anche il cibo servito dovrà essere a chilometro zero, privilegiando i produttori locali e i prodotti di stagione. Il personale poi dovrà essere informato sulla cultura del risparmio energetico per poter sensibilizzare i clienti verso un uso corrretto delle risorse.

Albergo diffuso: alla scoperta dei luoghi del passato

Oltre all’arricchimento personale l’ecoturismo può aiutare i territori sottoposti al degrado a causa della crisi economica. Una tipologia di struttura che promuove il viaggio ecosostenibile è l’albergo diffuso: nasce dall’idea di poter riutilizzare per scopi turistici paesi o borghi abbandonati, restaurandoli in modo conservativo. Il vantaggio per l’ecoturista sta nel poter soggiornare nel centro di un borgo o paese dormendo ad una distanza massima di 200 metri dal cuore delll’albergo diffuso ovvero l’edificio dove sono situati i servizi comuni, l’area ristorazione e la reception della struttura. Ma l’albergo diffuso ha anche una valenza sociale per il territorio: gli abitanti del luogo sono coinvolti nel progetto e propongono iniziative ai viaggiatori seguendo uno stile di vita legato ai ritmi della natura.

passeggiata con asinelli

L’asinello e la passeggiata: un’accoppiata che da buoni benefici

stare bene con gli asinelli Ognuno ha in famiglia un animale con cui gioca, passeggia, si diverte; pensiamo alle famiglie che hanno cani o gatti e con cui ogni giorni escono a fare una passeggiata per far fare i bisogni ai loro amati cuccioli.
dove fare passeggiate con asinelliPensate ora ad una passeggiata con un asinello, in sella o magari anche solo affiancandolo: come la vedete? Non è uno scherzo, anzi è pura attività che viene fatta spesso sopratutto con i bambini. Fare una passeggiata con gli asinelli ha numerosi benefici, fisici e mentali:

  • Rallenta il ritmo frenetico della settimana che affrontiamo andando a lavorare, in quanto l’asinello si muove in maniera fluida, naturale con movimento “ slow” e quindi aiuta al rilassamento;
  • Viviamo la natura, tocchiamo l’erba, gli alberi, respiriamo aria pulita e che fa bene alla salute, ci aiuta a purificarci dallo smog che abbiamo sempre attorno, in città;
  • I nostri amici asinelli si prendono carico dei nostri zaini, si chiama “trekking someggiato”, loro porteranno le nostre robe e noi ricambieremo offrendo loro verdura fresca, acqua e la nostra compagnia.

asinelli terapia Inoltre gli asinelli stanno prendendo piede anche nell’assistenza ai bambini disabili, che hanno subito un trauma e che temono determinate attività; loro sono molto docili, innocui, guardano quegli occhioni grandi e sensibili verrebbe voglia di stare accanto a loro sempre in ogni momento della giornata.

Il Rifugio degli Asinelli, una onlus che si occupa solo di accudire gli asinelli, propone queste attività e mostra attraverso dei percorsi formativi, quali sono i benefici che si hanno affiancando un asinello ad un bambino o anche un adulto stesso; la qualità della vita cambia molto e la nostra energia si ricarica così tanto da poter affrontare una nuova settimana lavorativa con grinta e felicità.

L’asinello è ormai un amico che nella nostra vita non può certo mancare!

ricetta pasta con i fichi

Pasta con i fichi un’idea originale in cucina

pasta con i fichiSe vi piacciono i fichi e volete stupire i vostri ospiti con una pasta insolita e originale ma decisamente semplice da realizzare questa è la ricetta giusta per voi.

I fichi anche se molto dolci non sono molto calorici, sicuramente meno di uva e mandarini, inoltre contengono degli enzimi che facilitano la digestione.

In questa ricetta vi spieghiamo come realizzare una pasta con i fichi da leccarsi i baffi.

Per 4 persone

  • Spaghetti 350gr
  • Guanciale 100gr
  • 4 Fichi maturi
  • Pecorino

Tempo 25 minuti

fichiIn una padella ben calda versare un po’ di olio extra vergine di oliva e il guanciale tagliato fino fatelo rosolare stando attenti a non bruciarlo lasciate che liberi tutto il suo grasso e che diventi leggermente croccante, appena pronto potete metterlo in una ciotolina con della carta assorbente, spegnete l’olio e depositate 3 fichi tagliati a cubetti  con tutta la buccia nella padella.

Intanto cuocete gli spaghetti in acqua bollente e scolateli ancora al dente, mantecate la pasta insieme al fondo del guanciale e i fichi aggiungendo anche un bicchierino di acqua di cottura.

Spegnete il fuoco e aggiungete l’ultimo fico tagliato a cubetti e una spolverata di pecorino continuando a spadellare,se necessario aggiungete ancora dell’acqua di cottura dovrete ottenere una cremina, al termine aggiungere il guanciale.

Servire caldo aggiungendo ancora un po’ di pecorino.

A piacere potete aggiungere un po’ di peperoncino.

Se volete, potete accostare questa pasta con un verdicchio dei castelli di Jesi.

Buon appetito a tutti!

 

10 cose da fare nella fattoria

10 cose che si possono fare in una fattoria sociale

10 cose da fare nella fattoria

Molto spesso ci si chiede: “Ma che possibilità ci sono in una fattoria sociale? Cosa si fa in una fattoria sociale?”. E’ una domanda comune, a cui è lecito fornire una risposta chiara e concisa.

Innanzitutto chiariamo cosa sia una fattoria sociale: è un luogo all’aperto, prevalentemente immerso nella natura, una “casa”  disponibile a tutti ma gestita da un’associazione o un gruppo solidale che permette la condivisione con cui ha necessità di effettuare determinate attività.

Elenchiamo 10 fattori importanti che è possibile svolgere all’interno di una fattoria:

  1. Ippoterapia o terapia del cavallo.La fattoria mette a disposizione spazi all’aperto con personale qualificato per effettuare delle riabilitazioni con uno degli animali più sociali, intelligenti e “umani” al mondo: il cavallo. Attraverso un percorso riabilitativo pianificato e deciso in fase di visita preliminare, con questo percorso riabilitativo le persone che hanno subito un trauma, i bambini che temono di ricadere di nuovo in quella brutta esperienza possono ricominciare a vivere cavalcando l’animale che al solo tocco, risulta essere soffice e morbido.
  2. Coltivazione di un orto. Un vecchio detto diceva “In orto e giardino, stacci di continuo”; equivale a quello che è possibile ottenere in un orto di una fattoria sociale. In fasi di gruppo, pianificate nel dettaglio, è possibile condividere l’orto e iniziare una semina e, di conseguenza una raccolta, di frutti, verdure, ortaggi e tutto ciò che può servire a sfamare gente a tavola. I prodotti raccolti nelle fattorie sociali sono biologici e altamente controllati, questo implica una sana e corretta alimentazione;
  3. Eventi cittadini. Ebbene, è possibile organizzare anche degli eventi specifici per la gente di città o del quartiere per promuovere le attività di sviluppo della fattoria sociale o magari fare anche del volontariato con i bambini o persone disabili;
  4. Fiere. L’organizzazione di una fiera non è sempre semplice con è anche una delle attività che svolgono all’interno della fattoria sociale: montare stand, organizzare la cucina, intrattenere la gente del paese; questa è vita sociale!
  5. Vendita alimenti biologici. Con la condivisone e la cura dell’orto, è possibile anche inscatolare ciò che è possibile fare e vendere al dettaglio quanto prodotto: miele biologico se si ha un allevamento di api, grano saraceno, olive sott’olio fatte proprio dallo staff della fattoria e tanti altri prodotti provenienti dal terreno curato della fattoria sociale;
  6. Centri estivi. L’estate è sempre la stagione peggiore per i genitori ma ottima per i bambini che potranno divertirsi giocando senza sosta. Ed è proprio per questo motivo che le fattorie mettono a disposizione la loro competenza e il loro spazio per proporre un avvicinamento alla natura dei bambini proponendo dei camp estivi. In questi camp si può fare qualsiasi tipo di attività: dalla conoscenza della natura, delle piante e di ogni verdura ad una passeggiata lungo i boschi, oppure iniziare a instaurare un rapporto con gli animali della fattoria e addirittura, concorsi a premio per i partecipanti.
  7. Adozioni di animali. La fattoria sociale mette a disposizione anche,per chi vuole, la possibilità di adottare… un animale! Una gallina, una pecora o altro può essere “vostro” per una piccola somma che servirà al vostro amato animale di sopravvivere in maniera molto semplice e aiuterete la fattoria a compiere una buona azione.
  8. Ristorante. Se si ha a disposizione una grande sala e una buona cucina, è possibile fare anche ristorazione su prenotazione e far assaggiare i prodotti da voi raccolti; in questo modo fate pubblicità a poco prezzo, si riempiono le pance di gente affamata 🙂 e potete vendere a chiunque lo voglia i prodotti! Questo è marketing 🙂
  9. Laboratori pomeridiani. Durante il weekend è possibile organizzare anche dei laboratori gratuiti per svolgere una determinata attività specifica per una festa: per Halloween organizzare le maschere in carta, i sacchi per i dolcetti, oppure alberelli per Natale ecc. Queste piccole cose renderebbero felice qualsiasi persona.
  10. Corsi. E’ possibile anche organizzare dei corsi, a pagamento, dove è possibile partecipare; ad esempio, un ottimo corso è quello di cucina. I prodotti sono disponibili, la cucina anche… il gioco è fatto! Cucinare in una fattoria sociale è l’esperienza più emozionante che si possa fare almeno una volta nella vita..

Le attività sono varie e ne abbiamo elencate solo 10, le più diffuse ed importanti ma per qualsiasi idea innovativa non nascondetevi; proponete e tutto sarà sempre più bello e curato!

Agricoltura Sociale

Intervista alla Dott.ssa Chirico, Responsabile del Centro Polivalente Bigattera a Mantova

Il team di Agricoltura Sociale non si ferma mai ed anche oggi ha l’onore di intervistare la Dott.ssa Chirico, responsabile del Centro Polivalente Bigattera a Mantova.

  • Ci parli del progetto “Centro Polivalente Bigattera”: come è nata questa idea?

Possiamo definire l’Agricoltura Sociale in rapporto alla suscettibilità di realizzare una duplice istanza, caratterizzata da un legame di significativa congruenza rispetto ai bisogni peculiari ad ogni contesto territoriale:

-la determinazione di opportunità occupazionali e lavorative a favore di soggetti riferibili a tipologie fra loro eterogenee, ma accomunate dalla problematicità e difficoltà ad accedere a percorsi canonici
-la creazione di ambiti contrassegnati da una spiccata valenza inclusiva, curativa, e riabilitativa presso i quali promuovere e realizzare il superamento dell’approccio eminentemente clinico alle espressioni di disagio e dalle patologie sociali.

E’ comunque opportuno sottolineare il principio secondo il quale ogni azione in Agricoltura Sociale è intrapresa sulla base dell’ instaurazione di una trama di connessioni organicamente strutturate con i servizi e le agenzie formative, educative, sanitarie, operanti sul territorio. Si ribadisce, comunque la configurazione del contesto agricolo in quanto naturalmente accogliente ed in grado di sollecitare iniziative i cui esiti si mostrano sempre altamente tolleranti e reversibili rispetto a lacunosità, imprecisioni, approssimazioni,  ipodotazioni di qualità basilari, peculiari ai soggetti che al suo interno operano.

Partendo dall’importanza del settore agricolo per il territorio mantovano e dal significativo coinvolgimento dei Distretti/ Piani di zona nelle azioni a favore di soggetti svantaggiati, è nata l’idea di sfruttare l’esperienza pluriennale del Centro Polivalente Bigattera per la promozione di un progetto che, attraverso la partecipazione dei Distretti, del territorio e dei soggetti che lo popolano, aiuti a capire il contesto e i diversi punti di vista in gioco e fornisca le informazioni di base per pensare a iniziative di Agricoltura Sociale. L’attuale proposta prende spunto dall’importante azione “Animazione, formazione e assistenza per iniziative di Agricoltura Sociale a scala territoriale” attivata dalla Provincia attraverso la propria Azienda Speciale For.Ma Mantova, a partire dalla propria esperienza pluriennale al Centro Polivalente Bigattera.

  • Che tipo di attività svolgete nel vostro progetto?

Presso il centro Polivalente Bigattera sono in atto percorsi di formazione in ambito agricolo e orientamento al lavoro rivolti a giovani disabili o in situazione di svantaggio.

  • Cosa auspicate per il futuro della vostra attività, soprattutto in ambito legislativo?

Per il futuro si auspica la possibilità di valorizzare concretamente l’Agricoltura Sociale come opportunità per l’inclusione lavorativa dei disabili ed anche promuovere azioni di Autoimprenditorialità. Siamo in attesa di una legiferazione a livello nazionale e regionale.

  • Come è possibile contattarvi?

I nostri contatti sono: Centro Polivalente Bigattera, Via Dei Toscani 3 Mantova tel. 0376 381636 mail: bigattera@libero.it

Grazie e in bocca al lupo!!

orto in terrazzo

L’orto in terrazzo

orto sul terrazzo

L’orto in terrazzo: come realizzarne uno a casa

Realizzare un piccolo orto sul terrazzo  della nostra casa e coltivare ortaggi e piante aromatiche è un’attività utile e divertente. L’orto non è solo il luogo dove avviare una produzione di ortaggi, ma anche un nodo di entrare a contatto con la natura e i suoi insegnamenti, anche se si vive in pieno centro città.

Come coltivare un con successo un orto in terrazzo

Il successo del nostro orto dipende da alcuni fattori chiave:

L’equilibrio tra luce e ombra: lo spazio scelto dovrà essere esposto alla luce per almeno 4 ore al giorno. Le piante da orto sono tra le più bisognose di sole ma  allo stesso tempo soffrono l’esposizione intensa: facciamo in modo da ricavare delle zone d’ombra magari appoggiando le piante più delicate in zone meno soleggiate  o creando delle apposite tettoie per ripararle. Anche il vento può essere nocivo per le nostre piante, l’ideale sarebbe posizionare dei sostegni in legno per le piante con il fusto più delicato. Con l’autunno alle porte, le piante del nostro orto in terrazzo potrebbero soffrire il freddo: possiamo ricoprire di paglia la base delle piante o addirittura in caso di temperature estreme coprirle interamente con un cartone o un telo. Per sapere con esattezza in quale momento è bene seminare puoi consultare questo schema.

I contenitori adatti: l’ideale sarebbe usare vasi di terracotta, l’importante è che abbiano la giusta profondità: per pomodori e zucchine che hanno una gran quantità di foglie servono almeno 40 centimetri di profondità. Sono poi da preferire le piante innestate, in quanto hanno radici più forti, maggiore resistenza e produttività.

Un terriccio bilanciato: per una buona crescita è bene mettere sul fondo dei vasi argilla e ghiaietto. Unirete poi al terriccio da giardinaggio un pò di sabbia (all’incirca il 10% del totale) serve per drenare meglio l’acqua dato che il ristagno dei liquidi non è consigliabile soprattutto per gli ortaggi.

Un buon concime ( preferibilmente bio!) il nostro orto in terrazzo deve essere ben nutrito dalle sostanze reperibili in natura. Ottimo è il terriccio di lombrico va bene per qualsiasi pianta. Cautela invece con i concimi liquidi: basta sbagliare di poco la dose per rovinare il raccolto.. Consigliate anche la cenere di legna, per arricchire di potassio il terreno e il compost preparato con gli scarti vegetali fermentati provenienti dalla nostra alimentazione ( bucce di frutta).

La giusta quantità di acqua: innaffiare con moderazione: versate l’acqua direttamente sulla terra preferibilmente al tramonto, eviteremo così gli sbalzi eccessivi di temperatura e le piante avranno a disposizione la notte per idratarsi prima di affrontare una giornata al sole.

Seguendo questi semplici consigli, il nostro orto sul terrazzo sarà rigoglioso e sano, oltre ai frutti della terra avremo in dono benessere e soddisfazione per aver prodotto qualcosa con le nostre mani!

Fonte Via Vai Tv OnLine

orto in autunno

Tutti i prodotti che provengono dall’orto in autunno

ortaggi che si trovano in autunnoL’orto in autunno: cosa è possibile seminare nel periodo autunnale.

E’ finita l’estate ed abbiamo liberato il nostro orto da tutti i prodotti estivi: via i fagioli, pomodori, zucchine! Abbiamo parecchio spazio libero che va necessariamente riempito per fare il pieno nella stagione autunnale ed invernale, ma cosa possiamo piantare? Cosa possiamo gustare nelle nostra cucine di casa di così buono?

Vediamo un elenco di prodotti da piantare nel nostro orto in autunno.

Andiamo incontro al freddo invernale, sopratutto nel nord Italia e i primi ortaggi che possiamo pensare sono cavoli, verze e cicorie che non hanno assolutamente paura del freddo; rechiamoci presso il nostro venditore di zona di fiducia e facciamo consegnare le piantine adatte al nostro clima (n.d.r.) scegliendo la varietà che preferiamo: ad esempio le cicorie possiamo trovarle precoci come l’Orchidea Rossa precocissima, Variegata di Chioggia precoce, Rossa di Verona…)e cicorie tardive come Capotta, Bianca Invernale.

orto in autunnoAi cavoli possiamo affiancarci, perchè no, dei porri, naturalmente quelli invernali così da resistere al gelo; non dimentichiamoci di aglio e cipolla che possiamo mettere al posto delle patate estive ed affiancarci anche le fragole, lattuga o carote ma senza allontanarle troppo dall’aglio. Ci sono diversi tipi di aglio di cui uno preferito dall’autunno: l’aglio rosa; scegliamo lo spicchio periferico più grosso e piantiamoli con l’apice verso l’altro magari affiancandolo alle fragole o ad alberi di frutto, e tenerlo lontano dal terreno che risulta moto duro e dove è probabile che l’acqua possa stagnare: in questo caso potrebbe diventare marcio.

I mesi di settembre-ottobre sono ottimi per seminare spinaci, valeriana, le cime di rapa, rucola che crescono molto in fretta e ci permettono di avere in tavola verdura fresca e di disintossicarci dalle ferie estive 🙂

I prodotti autunnali del nostro orto ci permettono di iniziare la stagione invernale con molta carica e vitamine in corpo, così da poter affrontare il gelo e la neve a testa alta. L’azienda Toscana  Verdure del mio orto offre in alcune zone d’Italia i suoi prodotti e si bassa sulla coltivazione biologica, avendo cura di cosa piantare e i periodi più efficace, ed in maniera simpatica ci offre anche dei consigli.. Andate a sbirciare!

Intervista a Dario Marino, vice presidente di Terra di Resilienza

Oggi il team di Agricoltura sociale incontra Dario Marino, vice presidente di Terra di Resilienza  una cooperativa sociale di Morigerati in provincia di Salerno che si occupa di ecoturismo e agricoltura sociale.

Ciao Dario, ti ringraziamo per averci concesso questa intervista. Partiamo subito da cosa vi ha spinti a creare questo progetto, Terra di Resilienza.

Abbiamo deciso di investire nella nostra terra, il Cilento, un territorio rurale e ai margini dello sviluppo economico. Crediamo in una crescita endogena del Mezzogiorno dei paesi, capace di una rivoluzione culturale e delle colture. Vogliamo riscoprire il senso dei luoghi. Transizione e innovazione sociale sono pratiche che nascono dalla terra e dalla solidarietà. Alcune visioni del mondo bisogna prima praticarle e poi predicarle. Lavorare nel segno della resilienza.

Come vi siete ispirati a questo nome?

In psicologia, la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. Applicato a un’intera comunità, anziché a un singolo individuo, il concetto di resilienza si riferisce a quei fattori identitari, valoriali e di coesione sociale che proprio in virtù di un trauma o di una crisi, generano la forza e le risorse per una nuova fase di progresso. “Terra di resilienza” è, quindi, per noi la metafora del territorio rurale nel quale viviamo, il Cilento, che grazie ad un presunto ritardo economico e culturale rispetto ai dogmi della modernità, ci appare come un luogo favorevole alla sperimentazione di un modello locale che si alimenta di tradizione contadina ed innovazione sociale. Tutto questo ha a che fare con una personale visione del meridionalismo. Oggi essere meridionalista non significa struggersi neomelodicamente per i “tiempe belle ‘e na vota”, ma costruire comunità resilienti (virtuali e reali), “compiere l’avventura di restare o ritornare”, fare impresa perseguendo fini di utilità sociale e non mossi da motivazioni riconducibili al solo profitto, abbandonare il pensiero unico della concorrenza a favore di un’economia collaborativa, sviluppare altri modi di possedere diversi dalla proprietà privata, credere nell’istituto relazionale comunitario.

Quali attività svolgete?

Ci occupiamo di agricoltura sociale, con particolare riferimento all’inclusione sociale e all’inserimento lavorativo di persone con problemi di dipendenza, sviluppando la multifunzionalità del lavoro nei campi. Produciamo olio extra-vergine d’oliva, farina di grani antichi e siamo impegnati nel recupero delle sementi antiche. Raccogliamo le nostre olive mediante abbacchiatura meccanica e le moliamo in un frantoio d’eccellenza, il Marsicani entro le 24 ore con lavorazione a freddo. L’olio ottenuto viene conservato in serbatoi di acciaio inossidabile, in un luogo fresco e asciutto, lontano da fonti di luce e di calore e lasciato decantare in modo naturale per mantenerne inalterate le sue qualità e proprietà organolettiche. Il risultato è un olio di ottima qualità, con un bassissimo livello di acidità e completamente naturale grazie all’impiego di sistemi di produzione che rispettano le fasi basilari della crescita e della maturazione delle olive, così da garantire un trattamento assolutamente naturale dell’olio prodotto. Le varietà antiche di grano prodotte quest’anno, grazie al lavoro di ricerca della Comunità del cibo slow food “Grano di Caselle” sono: Saragolla, Ianculidda e Russulidda. Svolgiamo servizi in affidamento di manutenzione e cura del verde pubblico. Siamo impegnati nella consulenza e nella pratica di attività di turismo esperenziale.

 Sul vostro sito c’è una sezione dedicata alla Cumparete, di cosa si tratta?

La cumparete è una struttura territoriale informale di relazioni socio-culturali incentrata su rapporti di condivisione e collaborazione interpersonale. I soggetti aderenti alla cumparete si connettono tra di loro nell’ottica della reciprocità perseguendo obiettivi comuni nell’ambito di una totalità di esperienze. Non è il progetto o l’iniziativa a dare vita alla cumparete, come non è un protocollo d’intesa tra imprese ad alimentare il bisogno di creare sistema . La cumparete parte dai bisogni di coloro che intendono trasformare la propria etica individuale in ethos comunitario, dalla necessità di definirsi in una collettiva visione del mondo, quel “generale” che possa accogliere le specificità di chi oggi pratica una “ruralità possibile”. Nasce in Cilento come atto politico di coloro che hanno posto l’orizzonte delle loro azioni nell’esperienza delle pratiche tra tradizione contadina ed innovazione sociale. Nasce dalla periferia quale ambizione esistenziale , presunzione di essere soggetti storici, vocazione verso un’idea indigena di progresso.

Cosa auspicate per la vostra attività, soprattutto in ambito legislativo?

Auspichiamo che venga smantellata l’enorme burocrazia che in Italia ruota intorno al lavoro, ai fondi pubblici e alle attività agricole riproducendo posizioni di privilegio e permettendo la sopravvivenza di un esercito di professionisti parassitari. Auspichiamo ancora minore pressione fiscale e ulteriori diminuzioni del costo del lavoro per le imprese che svolgono fini di utilità sociale. Sollecitiamo un allargamento ad altre fasce sociali della nozione di soggetti svantaggiati ai sensi della Legge 381/91.

Si parla sempre più spesso di ecoturismo, quali sono i progetti in cui siete impegnati?

L’agricoltura diventa uno strumento per differenziare l’offerta turistica, per promuovere iniziative di turismo esperienziale legate alla scoperta del saper fare della cultura contadina. La cooperativa sociale “Terra di Resilienza” ha già praticato forme di turismo agricolo ed esperienziale nell’offerta di PAESE AMBIENTE , un progetto di ospitalità diffusa nel piccolo Comune di Morigerati (SA), attualmente gestito dalla cooperativa. L’innovazione dell’offerta consiste nel non proporre esclusivamente un luogo piacevole dove soggiornare, ma anche l’esperienza della pratica agricola, della semina, della mietitura e della panificazione. Si partecipa ad attività e percorsi tematici sulla produzione e la vita nei campi dalla mietitura al pane. Unpretesto per poter accedere alla conoscenza di coltura e cultura, saperi e sapori di un territorio rurale, attraverso una relazione non meramente etimologica tra queste parole. L’agricoltura permette, in tal modo, di praticare il valore della reciprocità dell’esperienza turistica rendendo lo stesso viaggiatore, immerso in una dimensione autentica, parte attiva dei sentieri ideali e reali del territorio, contribuendo alla creazione di dinamiche nuove nelle economie turistiche locali e al miglioramento della sua reputazione. Queste sono alcune delle nostre iniziative:

UN, DUE, TRE…MORIGERATI 

-OLIO FAI DA TE

CIUCCIOPOLITANA 

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Il nostro obiettivo è consolidare le attività economiche e sociali già avviate, rendere produttivo il lavoro agricolo. Nel breve periodo riattiveremo un progetto di inserimento lavorativo per persone con problemi di dipendenza.

Facciamo un grande in bocca al lupo a Dario e ai ragazzi di Terra di Resilienza per il proseguimento delle loro attività.

Per chi volesse avere ulteriori informazioni sui loro progetti, può reperirle dal sito Terra di Resilienza , dalla pagina Facebook o direttamente presso la loro sede:

Terra di Resilienza  COOPERATIVA SOC. A R. L. Sede in PIAZZA SAN LAVERIO – 84030 – MORIGERATI (SA)

Intervista a Roberto Lambruschi, fondatore di EQUITABILE®

Oggi lo staff di “Agricoltura Sociale” ha il piacere di incontrare Roberto Lambruschi, fondatore di EQUITABILE ® e coordinatore dell’ASD Incontro a Cavallo di Milano.

Ci parli del progetto “EQUITABILE”: come è nata questa idea? Lei di cosa si occupa principalmente?

Risposta: Premetto che il settore delle marginalità – e soprattutto quello riferito alle persone disabili – è sempre stato “nelle mie corde”, vuoi per coinvolgimenti familiari, vuoi per una particolare predisposizione verso coloro i quali sono più a rischio di esclusione sociale. La mia passione per il cavallo è nata sin da giovane età, quando ho iniziato a montare in sella fino a raggiungere apprezzabili risultati tecnici ed agonistici. L’avvicinamento all’ippoterapia tradizionale è stata la naturale conseguenza di queste passioni, fino a diventare un obiettivo di vita e lavorativo dopo aver svolto l’opportuna formazione e specializzazione in ambito equestre. Ai tempi – si parla della metà degli anni ’90 – le proposte riferite ai soggetti deboli erano in linea con la “vecchia” visione dell’approccio a queste persone.

Sulla base dei vecchi pronunciamenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la disabilità era in linea diretta con una malattia che originava la condizione delle persone affette da deficit: la naturale risposta indicava esclusivamente la terapia come unica offerta per “curare” o “riabilitare”. Il mondo dello sport, soprattutto quello paraolimpico, concentrava – e lo fa tutt’ora – l’attenzione sulla performance avendo come punto di partenza ed arrivo l’atleta ed il suo risultato agonistico. Tra queste proposte non c’era molto nel mezzo: se eri affetto da disabilità e volevi andare a cavallo, o ti sottoponevi all’ippoterapia tradizionale o entravi nei circuiti agonistici, spesso evolutivi alla terapia. In aggiunta appariva annientata la vera natura e soggettività del cavallo, che da una parte (nella terapia) è “mezzo” per contrastare problematiche neuromotorie, dall’altra (nell’agonismo) è “strumento” per raggiungere obiettivi performativi… una macchina insomma. Con tutto il rispetto per coloro che operano nella terapia e nell’agonismo equestre, il rischio è quello di denaturare la vera sostanza del Nobile Animale che è fatta di affettività, empatia, natura e libertà! Non riconoscendomi così fortemente nell’agonismo equestre (purtroppo a certi livelli devi avere la “macchina” di qualità per gareggiare, altrimenti resti ai piani bassi, questo con gravi ripercussioni educative sui più giovani in quanto si avvalorerebbe il presupposto che il cavallo può essere usato e cambiato all’occorrenza come una bicicletta che non serve più, per acquistare un nuovo “motore” più performante) e vedendo che le istanze degli enti con i quali prestavo i miei servizi di ippoterapia andavano progressivamente mutando, ho iniziato a guardarmi intorno e, interagendo con molti operatori del Terzo Settore, ho ideato un nuovo approccio al cavallo, questa volta secondo le linee giuda più moderne nell’approccio con le debolezze. Mi riferisco ai pronunciamenti del 2002 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che rompono i vecchi schemi che vedono le disabilità sempre unite linearmente alla malattia, anzi, da qualche anno a questa parte si parla (e si è invitati a parlare) di globalità della persona, fatta di caratteristiche che non sono così rigide e dal futuro così già pre-segnato.

Elemento di fondamentale interesse è anche l’aspetto della partecipazione: le persone che presentano debolezze non debbono essere più viste (e gestite) come esclusivamente bisognose di interventi esterni, spesso subiti in forma passiva: con la nuova visione che suggerisce l’OMS anche la persona che presenta caratteristiche di debolezza può e deve partecipare –a modo suo e secondo le sue reali potenzialità- alla vita sociale e dei piccoli o grandi gruppi nei quali ha diritto di essere parte. In questa nuova visione la componente “malata” o deficitaria è solo una delle caratteristiche della persona, non “la caratteristica”. http://www.equitabile.it/handicap-partecipazione-e-cavalli-uno-strano-triangolo/. A questo punto è facile capire perché, insieme ad un gruppo di amici e colleghi è nato EQUITABILE®: per ribadire l’importanza dell’inclusione tra le diversità senza dover obbligatoriamente “etichettare” le persone (e di riflesso obbligarle/obbligarci ad interventi univoci e predeterminati) e pensare alla terapia come unica soluzione. All’interno del Movimento EQUITABILE® io mi occupo del coordinamento e della divulgazione, oltre a mantenere i contatti con i nostri partner su tutto il territorio nazionale. Ovviamente questo impegno mi occupa molto, ma il mio vero lavoro è (fortunatamente) ancora quello con i piedi nella sabbia di un maneggio al fianco di ragazzi e bambini deboli che montano il loro cavallo!

1. Che tipo di attività svolgete nel vostro progetto?

Risposta: Come già detto la mission di EQUITABILE® è l’inclusione sociale, l’abbattimento di anacronistici muri di pregiudizio che limitano l’interazione tra chi è “apparentemente” diverso. Il cavallo e lo sport equestre promosso in modalità ludico-educativa, possono essere un valido elemento di conoscenza reciproca, confronto e coesione, in un clima non giudicante e dl forte impatto affettivo-empatico.

Da queste basi il cavallo riprende il suo ruolo di “compagno”, di parte del gruppo, non strumento o mezzo inanimato! Le attività che proponiamo sono intimamente collegate a questi presupposti: promuoviamo equitazione integrata® e mediazione equestre, interventi che prevedono operatività diverse (e alcune volte utenze particolari) ma che hanno sempre il cavallo al centro delle attività, proposto in chiave educativa, ludica ed esperenziale.

2. Ci spiega bene la differenza tra equitazione integrata® e mediazione equestre ?

Viviana al trotto 010Risposta: L’equitazione integrata® è la naturale evoluzione alla terapia tradizionale: è un intervento promosso a cavallo – spesso in rapporto 1:1 o 1:2 in relazione alle effettive competenze del cavaliere – dove si lavora sulle abilità residue e trasversali della persona debole, senza accanimenti di sorta nel rendere abile ciò che ormai è inevitabilmente perso… Le attività sono svolte sia a terra (in genere si tratta di avvicinamenti introduttivi per far prendere confidenza col cavallo, in un clima rilassato e non impositivo) che in sella, sempre su progetti individualizzati e calibrati in relazione ai reali bisogni della persona.

Il nostro riferimento è il benessere del nostro cavaliere: quello star bene perché partecipe in un luogo che lo riconosce per ciò che realmente è, e perché facilità le sue autonomie e potenzialità, senza “mammine o maestrine” che si sostituiscono a lui, anzi, persone che stimolano all’autoattivazione ed autonomia! Ovviamente quando (e se) si raggiungono le competenze tecniche necessarie per l’incontro tra “le diversità” si raggiunge l’obiettivo principe del nostro operato con una lezione di equitazione di base “integrata” tra cavalieri normodotati e diversabili. In questa, come in altre occasioni come le manifestazioni che regolarmente organizziamo, diciamo che la vera “ippoterapia” la facciamo ai normodotati, facendo loro vedere cosa sono in grado di fare i nostri cavalieri “speciali”: il pregiudizio, ovvero la mancanza di conoscenza, viene così annientato da un’immagine di competenza ed abilità, contribuendo così a sviluppare quell’immagine positiva delle persone disabili voluta e sostenuta dall’Anno Europeo 2003 delle Persone Disabili, appunto.

La mediazione equestre è il settore più recente di EQUITABILE®, quello che parte dai presupposti della zooantropologia didattica e che è molto simile alla “Pet Therapy – Pet Education”  promossa con i piccoli animali e non prevede il montare a cavallo. Questo è un tipo di approccio più spinto verso l’educazione ed è pensato per piccoli gruppi di fruitori finali, in genere scuole dell’obbligo, centri di aggregazione giovanile o per disabili.

Le attività promosse in mediazione equestre hanno come must l’educazione informale, quella che è lontana da sterili dogmatismi teorici e vede nell’esperienza pratica la grande occasione di conoscenza ed apprendimento (metodo Pizzigoni): attraverso le alterità e le differenze (e punti di connessione) tra essere umano e cavallo è possibile sviluppare competenze trasversali non solo di tipo pratico ma anche curriculari ai bisogni – ad esempio – di alcune materie/argomenti della scuola. E’ quindi possibile far matematica, geografia, geometria… attraverso il contesto equestre ed il “tema del cavallo”; è possibile sviluppare competenze relazionali, espressive, mimiche o di simulazione (psicodrammi) attraverso l’osservazione dei comportamenti animali per riproporli in chiave “umana”…E’ possibile ri-conoscere la natura ed i suoi cicli attraverso il cavallo

Tante potenzialità che possono venire espresse in interventi di tipo relazionale – ovvero a diretto contatto con l’animale – e di carattere referenziale, dove il cavallo non è fisicamente presente ma è tema di specifici laboratori in aula. Unendo questi presupposti la proposta dei Progetti di Mediazione Equestre permette ancora una volta l’incontro e la sensibilizzazione verso le diversità (i nostri progetti sono specificamente indirizzati ai temi delle disabilità e dell’Intercultura): il cavallo, ed il tema del cavallo, possono diventare “quella cerniera magica” che fa incontrare bambini o ragazzi apparentemente diversi (perché ad esempio provenienti da altre culture) per permettere loro di comprendere che nelle diversità è insita una reciproca crescita ed interscambio e che, fondamentalmente, non si è poi così diversi come si crede!! In sintesi, per tornare sulle differenti proposte in EQUITABILE®, in equitazione integrata l’aspetto tecnico del montare a cavallo è fondamentalmente determinante; in mediazione equestre si fruisce dell’aspetto più etologico del cavallo; in questo sta la differenza tra i diversi tecnici che approcciano a questo o quel percorso formativo per introdursi nel mondo del lavoro attraverso il cavallo: chi ha esperienza equestre in genere entra nel canale dell’equitazione integrata, chi proviene dall’educazione o assistenza sociale e non ha particolari competenze equestri accede ai percorsi per mediatori, anche se non è sempre detto che venga seguita questa indicazione…

3. Qual è il vostro target principale?

Risposta: Non ci rivolgiamo esclusivamente alle disabilità: tutta la sfera delle debolezze e del rischio di esclusione è potenzialmente indirizzabile ai nostri interventi. Si pensi alle difficoltà relazionali o comunicative, al rischio di dispersione scolastica, alle situazioni caratterizzate da deprivazioni esperenziali o emozionali, ai disagi riconducibili alla sfera psicologica, fino all’interculturalità… Veramente molti ambiti dove il cavallo può aiutare a sciogliere alcuni nodi di malessere o disagio!

4. Cosa auspicate per il futuro della vostra attività, soprattutto in ambito legislativo?

Risposta: Visto il lavoro che portiamo avanti da anni, ci aspettiamo una progressiva e costante crescita del numero di tecnici, centri ed utenti che si riconoscono nel nostro modus operandi e soprattutto vision. Il nostro contesto – come in genere tutto il comparto dell’equitazione nel Terzo Settore, dalla terapia allo sport – non è poi così grande e dalle inesauribili potenzialità: la possibilità di portare avanti i nostri progetti ed ideali in concertazione con tutte le realtà che desiderano confrontarsi alla pari per realizzare nuovi progetti ed iniziative in sinergia sarebbe già un grande risultato. Purtroppo ancora molto campanilismo e ostilità è presente tra le differenti realtà che operano nell’equitazione per disabili e, considerando il periodo storico non particolarmente fiorente nel quale ci troviamo, riteniamo sia stupido comportarsi come “i polli di Renzo” e non cercare strade di collaborazioni efficaci per un ideale più alto…In ambito legislativo… Siamo invasi di burocrazia e di disegni di legge che sono inesorabilmente arenati tra le stanze dei bottoni in attesa di vedere risolti problemi molto più importanti e drammatici. Non mi aspetto personalmente grandi novità ed interventi finalizzati a regolamentare il settore nel prossimo futuro.

5. Ci sono eventi futuri che state organizzando collegati sempre all’equitazione?

Risposta: Quelli sui quali concentriamo molto le nostre attenzioni riguardano la formazione di nuovi tecnici: oltre alla costante opera di divulgazione che portiamo avanti sui nostri siti e sui media partner, puntiamo molto sui corsi per formare nuovi operatori del settore che possano sempre più capillarizzare il territorio nazionale e venire incontro alle esigenze di molti utenti che ancora non ci conoscono e che vorrebbero approcciare al cavallo in modo differente. Ecco quindi che siamo in procinto per proporre il prossimo corso per mediatori equestri ed abbiamo già on-line il corso per assistenti di equitazione integrata. Abbiamo un progetto in fase di studio in Spagna ed un nuovo ed innovativo settore qui da noi in Italia ma, attualmente, preferirei non parlarne per scaramanzia; un progetto sicuro che è di imminente realizzazione riguarda una serie di scambi internazionali con alcuni paesi europei, sempre in ambito equestre “sociale” all’interno del più ampio Progetto Erasmus+ al quale abbiamo aderito e che è stato recentissimamente stato approvato dalla Commissione Europea.

6. Se qualcuno fosse interessato ad avere maggiori informazioni su di voi, come vi può contattare?

Risposta: Certamente il nostro sito internet di punta è www.equitabile.it, all’interno del quale è possibile reperire moltissimo materiale divulgativo ed informazioni specifiche sulla nostra realtà; il mio contatto telefonico (339/3783994) e mail (info@equitabile.it) è sempre aperto per dare informazioni, conoscere nuovi sodalizi e tecnici che desiderano entrare nella nostra grande famiglia e per condividere nuove possibili sinergie ed iniziative con tutti coloro che hanno una bella idea da realizzare per abbattere i muri del pregiudizio!

Grazie mille per l’intervista e le facciamo un enorme in bocca al Lupo!!

Roberto Lambruschi

Intervista a Giuliano Ciano, fondatore della fattoria Fuori di Zucca

Oggi “Agricoltura Sociale” ha il piacere di intervistare il sig. Giuliano Ciano, uno dei fondatori della fattoria Fuori di Zucca.

1. Intanto la ringrazio per aver accettato questa intervista su un settore poco conosciuto ma che sta avendo dei buoni riscontri negli ultimi anni. Ci parli della fattoria “Fuori di Zucca”: com’è nata l’idea? E soprattutto, come mai un nome così “fuori dal normale”?

Risposta: La fattoria sociale fuori di zucca è sita nell’ex manicomio civile di Aversa (Ce) , ed è gestita dalla cooperativa sociale “Un fiore per la vita” . La fattoria è agriturismo e fattoria didattica si occupa principalmente di inserimento lavorativo di persone svantaggiate attraverso l’agricoltura sociale biologica. L’idea di realizzare una fattoria in un manicomio e restituire questo spazio (4Ha) alla collettività da luogo di disagio in un luogo di agio per le famiglie ci convinse nel 2005 ad investire tutte le energie della cooperativa nella creazione di questa impresa. La fattoria appunto prende il nome di “Fuori di zucca” per esorcizzare il bisogno di riconciliarci con la madre terra a partire dagli ultimi ed ironia della sorte da un ex manicomio.

2. Che tipo di attività svolgete nella vostra fattoria?

Risposta: Le attività sono divise in aree: Agriturismo e fattoria didattica, agricoltura biologica e vendita diretta, ed infine l’area sociale trasversale a tutte le attività.

3. Nel vostro sito avete una sezione dedicata al biologico e sociale: ci può spiegare esattamente in cosa consiste?

Risposta: Il biologico inteso come agricoltura non drogata e rispetto per l’ecosistema, il sociale è la nostra mission essendo una cooperativa no-profit.

4. Di cosa si occupano le cooperative con cui collaborate? Un fiore per la vita e Millepiedi per intenderci

Risposta: La fattoria è un nome di fantasia ,l’ente giuridico e la coop. soc. un fiore per la vita che nasce dal millepiedi cooperativa napoletana di servizi alla persona dove nel 2000 nasce la nostra cooperativa di tipo b che si occupa di generare lavoro come restituzione di dignità attraverso l’agricoltura sociale.

5. C’è una sezione Eventi nel vostro sito: ne avete qualcuno in programma? Ci manderà comunicazione quando ne avrà dei nuovi, vero?

Risposta: certamente vi terremo informati, abbiamo da poco terminato il festival dell’impegno civile ,tour sui beni confiscati alla criminalità unico in Italia patrocinato dalla presidenza della repubblica organizzato dal comitato Don Peppe Diana e Libera, che insieme al consorzio N.C.O. nuova cooperazione organizzata (acronimo di nuova camorra organizzata) ci vede protagonisti come fattoria insieme a tante organizzazioni del territorio e cittadini che promuovono la nostra terra non come “Gomorra o terra dei fuochi”  ma come “Le terre di Don Peppe Diana”. Inoltre sta per ripartire anche l’iniziativa natalizia “Facciamo un pacco alla camorra”.

6. Se qualcuno fosse interessato ad avere maggiori informazioni su di voi, come vi può contattare?

Risposta:

Facebook : Fattoria fuori di zucca

Sito web: www.fattoriafuoridizucca.it

Qui è possibile ricevere informazioni e ci sono i contatti in base ai vostri interessi alle nostre attività

Grazie e continuate così …quando siete in zona venite a trovarci….nostri ospiti

A presto

Giuliano Ciano