Intervista a Roberto Lambruschi, fondatore di EQUITABILE®

Oggi lo staff di “Agricoltura Sociale” ha il piacere di incontrare Roberto Lambruschi, fondatore di EQUITABILE ® e coordinatore dell’ASD Incontro a Cavallo di Milano.

Ci parli del progetto “EQUITABILE”: come è nata questa idea? Lei di cosa si occupa principalmente?

Risposta: Premetto che il settore delle marginalità – e soprattutto quello riferito alle persone disabili – è sempre stato “nelle mie corde”, vuoi per coinvolgimenti familiari, vuoi per una particolare predisposizione verso coloro i quali sono più a rischio di esclusione sociale. La mia passione per il cavallo è nata sin da giovane età, quando ho iniziato a montare in sella fino a raggiungere apprezzabili risultati tecnici ed agonistici. L’avvicinamento all’ippoterapia tradizionale è stata la naturale conseguenza di queste passioni, fino a diventare un obiettivo di vita e lavorativo dopo aver svolto l’opportuna formazione e specializzazione in ambito equestre. Ai tempi – si parla della metà degli anni ’90 – le proposte riferite ai soggetti deboli erano in linea con la “vecchia” visione dell’approccio a queste persone.

Sulla base dei vecchi pronunciamenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la disabilità era in linea diretta con una malattia che originava la condizione delle persone affette da deficit: la naturale risposta indicava esclusivamente la terapia come unica offerta per “curare” o “riabilitare”. Il mondo dello sport, soprattutto quello paraolimpico, concentrava – e lo fa tutt’ora – l’attenzione sulla performance avendo come punto di partenza ed arrivo l’atleta ed il suo risultato agonistico. Tra queste proposte non c’era molto nel mezzo: se eri affetto da disabilità e volevi andare a cavallo, o ti sottoponevi all’ippoterapia tradizionale o entravi nei circuiti agonistici, spesso evolutivi alla terapia. In aggiunta appariva annientata la vera natura e soggettività del cavallo, che da una parte (nella terapia) è “mezzo” per contrastare problematiche neuromotorie, dall’altra (nell’agonismo) è “strumento” per raggiungere obiettivi performativi… una macchina insomma. Con tutto il rispetto per coloro che operano nella terapia e nell’agonismo equestre, il rischio è quello di denaturare la vera sostanza del Nobile Animale che è fatta di affettività, empatia, natura e libertà! Non riconoscendomi così fortemente nell’agonismo equestre (purtroppo a certi livelli devi avere la “macchina” di qualità per gareggiare, altrimenti resti ai piani bassi, questo con gravi ripercussioni educative sui più giovani in quanto si avvalorerebbe il presupposto che il cavallo può essere usato e cambiato all’occorrenza come una bicicletta che non serve più, per acquistare un nuovo “motore” più performante) e vedendo che le istanze degli enti con i quali prestavo i miei servizi di ippoterapia andavano progressivamente mutando, ho iniziato a guardarmi intorno e, interagendo con molti operatori del Terzo Settore, ho ideato un nuovo approccio al cavallo, questa volta secondo le linee giuda più moderne nell’approccio con le debolezze. Mi riferisco ai pronunciamenti del 2002 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che rompono i vecchi schemi che vedono le disabilità sempre unite linearmente alla malattia, anzi, da qualche anno a questa parte si parla (e si è invitati a parlare) di globalità della persona, fatta di caratteristiche che non sono così rigide e dal futuro così già pre-segnato.

Elemento di fondamentale interesse è anche l’aspetto della partecipazione: le persone che presentano debolezze non debbono essere più viste (e gestite) come esclusivamente bisognose di interventi esterni, spesso subiti in forma passiva: con la nuova visione che suggerisce l’OMS anche la persona che presenta caratteristiche di debolezza può e deve partecipare –a modo suo e secondo le sue reali potenzialità- alla vita sociale e dei piccoli o grandi gruppi nei quali ha diritto di essere parte. In questa nuova visione la componente “malata” o deficitaria è solo una delle caratteristiche della persona, non “la caratteristica”. http://www.equitabile.it/handicap-partecipazione-e-cavalli-uno-strano-triangolo/. A questo punto è facile capire perché, insieme ad un gruppo di amici e colleghi è nato EQUITABILE®: per ribadire l’importanza dell’inclusione tra le diversità senza dover obbligatoriamente “etichettare” le persone (e di riflesso obbligarle/obbligarci ad interventi univoci e predeterminati) e pensare alla terapia come unica soluzione. All’interno del Movimento EQUITABILE® io mi occupo del coordinamento e della divulgazione, oltre a mantenere i contatti con i nostri partner su tutto il territorio nazionale. Ovviamente questo impegno mi occupa molto, ma il mio vero lavoro è (fortunatamente) ancora quello con i piedi nella sabbia di un maneggio al fianco di ragazzi e bambini deboli che montano il loro cavallo!

1. Che tipo di attività svolgete nel vostro progetto?

Risposta: Come già detto la mission di EQUITABILE® è l’inclusione sociale, l’abbattimento di anacronistici muri di pregiudizio che limitano l’interazione tra chi è “apparentemente” diverso. Il cavallo e lo sport equestre promosso in modalità ludico-educativa, possono essere un valido elemento di conoscenza reciproca, confronto e coesione, in un clima non giudicante e dl forte impatto affettivo-empatico.

Da queste basi il cavallo riprende il suo ruolo di “compagno”, di parte del gruppo, non strumento o mezzo inanimato! Le attività che proponiamo sono intimamente collegate a questi presupposti: promuoviamo equitazione integrata® e mediazione equestre, interventi che prevedono operatività diverse (e alcune volte utenze particolari) ma che hanno sempre il cavallo al centro delle attività, proposto in chiave educativa, ludica ed esperenziale.

2. Ci spiega bene la differenza tra equitazione integrata® e mediazione equestre ?

Viviana al trotto 010Risposta: L’equitazione integrata® è la naturale evoluzione alla terapia tradizionale: è un intervento promosso a cavallo – spesso in rapporto 1:1 o 1:2 in relazione alle effettive competenze del cavaliere – dove si lavora sulle abilità residue e trasversali della persona debole, senza accanimenti di sorta nel rendere abile ciò che ormai è inevitabilmente perso… Le attività sono svolte sia a terra (in genere si tratta di avvicinamenti introduttivi per far prendere confidenza col cavallo, in un clima rilassato e non impositivo) che in sella, sempre su progetti individualizzati e calibrati in relazione ai reali bisogni della persona.

Il nostro riferimento è il benessere del nostro cavaliere: quello star bene perché partecipe in un luogo che lo riconosce per ciò che realmente è, e perché facilità le sue autonomie e potenzialità, senza “mammine o maestrine” che si sostituiscono a lui, anzi, persone che stimolano all’autoattivazione ed autonomia! Ovviamente quando (e se) si raggiungono le competenze tecniche necessarie per l’incontro tra “le diversità” si raggiunge l’obiettivo principe del nostro operato con una lezione di equitazione di base “integrata” tra cavalieri normodotati e diversabili. In questa, come in altre occasioni come le manifestazioni che regolarmente organizziamo, diciamo che la vera “ippoterapia” la facciamo ai normodotati, facendo loro vedere cosa sono in grado di fare i nostri cavalieri “speciali”: il pregiudizio, ovvero la mancanza di conoscenza, viene così annientato da un’immagine di competenza ed abilità, contribuendo così a sviluppare quell’immagine positiva delle persone disabili voluta e sostenuta dall’Anno Europeo 2003 delle Persone Disabili, appunto.

La mediazione equestre è il settore più recente di EQUITABILE®, quello che parte dai presupposti della zooantropologia didattica e che è molto simile alla “Pet Therapy – Pet Education”  promossa con i piccoli animali e non prevede il montare a cavallo. Questo è un tipo di approccio più spinto verso l’educazione ed è pensato per piccoli gruppi di fruitori finali, in genere scuole dell’obbligo, centri di aggregazione giovanile o per disabili.

Le attività promosse in mediazione equestre hanno come must l’educazione informale, quella che è lontana da sterili dogmatismi teorici e vede nell’esperienza pratica la grande occasione di conoscenza ed apprendimento (metodo Pizzigoni): attraverso le alterità e le differenze (e punti di connessione) tra essere umano e cavallo è possibile sviluppare competenze trasversali non solo di tipo pratico ma anche curriculari ai bisogni – ad esempio – di alcune materie/argomenti della scuola. E’ quindi possibile far matematica, geografia, geometria… attraverso il contesto equestre ed il “tema del cavallo”; è possibile sviluppare competenze relazionali, espressive, mimiche o di simulazione (psicodrammi) attraverso l’osservazione dei comportamenti animali per riproporli in chiave “umana”…E’ possibile ri-conoscere la natura ed i suoi cicli attraverso il cavallo

Tante potenzialità che possono venire espresse in interventi di tipo relazionale – ovvero a diretto contatto con l’animale – e di carattere referenziale, dove il cavallo non è fisicamente presente ma è tema di specifici laboratori in aula. Unendo questi presupposti la proposta dei Progetti di Mediazione Equestre permette ancora una volta l’incontro e la sensibilizzazione verso le diversità (i nostri progetti sono specificamente indirizzati ai temi delle disabilità e dell’Intercultura): il cavallo, ed il tema del cavallo, possono diventare “quella cerniera magica” che fa incontrare bambini o ragazzi apparentemente diversi (perché ad esempio provenienti da altre culture) per permettere loro di comprendere che nelle diversità è insita una reciproca crescita ed interscambio e che, fondamentalmente, non si è poi così diversi come si crede!! In sintesi, per tornare sulle differenti proposte in EQUITABILE®, in equitazione integrata l’aspetto tecnico del montare a cavallo è fondamentalmente determinante; in mediazione equestre si fruisce dell’aspetto più etologico del cavallo; in questo sta la differenza tra i diversi tecnici che approcciano a questo o quel percorso formativo per introdursi nel mondo del lavoro attraverso il cavallo: chi ha esperienza equestre in genere entra nel canale dell’equitazione integrata, chi proviene dall’educazione o assistenza sociale e non ha particolari competenze equestri accede ai percorsi per mediatori, anche se non è sempre detto che venga seguita questa indicazione…

3. Qual è il vostro target principale?

Risposta: Non ci rivolgiamo esclusivamente alle disabilità: tutta la sfera delle debolezze e del rischio di esclusione è potenzialmente indirizzabile ai nostri interventi. Si pensi alle difficoltà relazionali o comunicative, al rischio di dispersione scolastica, alle situazioni caratterizzate da deprivazioni esperenziali o emozionali, ai disagi riconducibili alla sfera psicologica, fino all’interculturalità… Veramente molti ambiti dove il cavallo può aiutare a sciogliere alcuni nodi di malessere o disagio!

4. Cosa auspicate per il futuro della vostra attività, soprattutto in ambito legislativo?

Risposta: Visto il lavoro che portiamo avanti da anni, ci aspettiamo una progressiva e costante crescita del numero di tecnici, centri ed utenti che si riconoscono nel nostro modus operandi e soprattutto vision. Il nostro contesto – come in genere tutto il comparto dell’equitazione nel Terzo Settore, dalla terapia allo sport – non è poi così grande e dalle inesauribili potenzialità: la possibilità di portare avanti i nostri progetti ed ideali in concertazione con tutte le realtà che desiderano confrontarsi alla pari per realizzare nuovi progetti ed iniziative in sinergia sarebbe già un grande risultato. Purtroppo ancora molto campanilismo e ostilità è presente tra le differenti realtà che operano nell’equitazione per disabili e, considerando il periodo storico non particolarmente fiorente nel quale ci troviamo, riteniamo sia stupido comportarsi come “i polli di Renzo” e non cercare strade di collaborazioni efficaci per un ideale più alto…In ambito legislativo… Siamo invasi di burocrazia e di disegni di legge che sono inesorabilmente arenati tra le stanze dei bottoni in attesa di vedere risolti problemi molto più importanti e drammatici. Non mi aspetto personalmente grandi novità ed interventi finalizzati a regolamentare il settore nel prossimo futuro.

5. Ci sono eventi futuri che state organizzando collegati sempre all’equitazione?

Risposta: Quelli sui quali concentriamo molto le nostre attenzioni riguardano la formazione di nuovi tecnici: oltre alla costante opera di divulgazione che portiamo avanti sui nostri siti e sui media partner, puntiamo molto sui corsi per formare nuovi operatori del settore che possano sempre più capillarizzare il territorio nazionale e venire incontro alle esigenze di molti utenti che ancora non ci conoscono e che vorrebbero approcciare al cavallo in modo differente. Ecco quindi che siamo in procinto per proporre il prossimo corso per mediatori equestri ed abbiamo già on-line il corso per assistenti di equitazione integrata. Abbiamo un progetto in fase di studio in Spagna ed un nuovo ed innovativo settore qui da noi in Italia ma, attualmente, preferirei non parlarne per scaramanzia; un progetto sicuro che è di imminente realizzazione riguarda una serie di scambi internazionali con alcuni paesi europei, sempre in ambito equestre “sociale” all’interno del più ampio Progetto Erasmus+ al quale abbiamo aderito e che è stato recentissimamente stato approvato dalla Commissione Europea.

6. Se qualcuno fosse interessato ad avere maggiori informazioni su di voi, come vi può contattare?

Risposta: Certamente il nostro sito internet di punta è www.equitabile.it, all’interno del quale è possibile reperire moltissimo materiale divulgativo ed informazioni specifiche sulla nostra realtà; il mio contatto telefonico (339/3783994) e mail (info@equitabile.it) è sempre aperto per dare informazioni, conoscere nuovi sodalizi e tecnici che desiderano entrare nella nostra grande famiglia e per condividere nuove possibili sinergie ed iniziative con tutti coloro che hanno una bella idea da realizzare per abbattere i muri del pregiudizio!

Grazie mille per l’intervista e le facciamo un enorme in bocca al Lupo!!

Roberto Lambruschi

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